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La Storia

Fonti e Racconti

Il contesto storico

X - IX sec. a.C.

L'alba dell'età del Ferro

A cavallo tra il X e il IX secolo a.C., l’area del Passo della Futa rappresenta uno dei gangli vitali della penisola italica. Siamo nel cuore di una transizione epocale: il passaggio dall’Età del Bronzo Finale all’alba dell’Età del Ferro, segnata dall’affermazione della cultura Villanoviana (la fase ancestrale della civiltà etrusca).

In questo scenario, l’Appennino tosco-emiliano non funge da barriera, ma da ponte strategico. Le popolazioni locali, organizzate in comunità tribali sempre più gerarchizzate, scelgono di insediarsi su alture e speroni rocciosi per controllare i valichi. Questi “signori delle montagne” dominano la Via dei Metalli, l’arteria invisibile che permette lo scambio di rame e ferro tra le miniere della Toscana tirrenica e i mercati della Pianura Padana (attorno alla futura Bologna/Felsina).

VI - V sec. a.C

L'autostrada estrusca

Il crinale che corre fra il torrente Savena e i torrenti Setta-Sambro fino al Passo della Futa ed oltre fino in Mugello, diventa il collegamento ufficiale tra l’Etruria interna (Arezzo, Fiesole, Volterra) e l’Etruria Padana: da semplice sentiero per pastori questo crinale diventa un’arteria commerciale d’eccellenza.

Lungo il suo percorso transitano ceramiche attiche, vino e olio, trasportati da carri che solcano sentieri sempre più battuti.

Gli Etruschi fondano ai piedi di questo percorso le città di Felsina (530-500 a.C., poi Bononia – 189 a.C.) a nord e Kainua (Marzabotto- 550-500 a.C ).

Cartina geografica rappresentativa del territorio tra Bologna e Fiesole

IV sec. a.C

L'onda celtica

L’equilibrio etrusco viene spezzato da un’invasione che scende dal nord: i Celti.

La tribù dei Galli Boi si stanzia stabilmente nel territorio bolognese e spinge le proprie avanguardie sui crinali appenninici.

Il paesaggio culturale cambia: compaiono le lunghe spade in ferro e le caratteristiche fibule celtiche. I villaggi diventano più simili a fortilizi (oppida).

La montagna non è più solo un passaggio commerciale, ma una barriera difensiva che i Galli usano per proteggere i loro nuovi domini padani dalle ambizioni del centro-italia.

208 - 201 a.C.

L'ombra di Annibale

Durante la Seconda Guerra Punica, l’Appennino diventa una terra di nessuno, instabile e pericolosa.

Mentre Annibale scende verso il sud, le tribù galliche locali si alleano con i Cartaginesi contro Roma.

Il controllo dei passi appenninici diventa una questione di sicurezza nazionale per la nascente potenza romana. La Futa è pattugliata da guerrieri ribelli che rendono i valichi tra Bologna e Arezzo estremamente rischiosi per i messaggeri romani.

187 a.C.

La via Flaminia Militare

Il 187 a.C. è l’anno della svolta definitiva: Roma decide che l’Appennino deve essere “domato”.

Dopo aver debellato i Galli Boi/Liguri, il Senato romano, per tenere presidiato il territorio, incarica i 2 consoli di costruire due importanti strade: Marco Emilio Lepido costruisce la via Emilia che collega la Pianura padana da Piacenza a Rimini e Caio Flaminio dopo aver sconfitto le tribù dei Liguri che dominavano le vette del crinale appenninico tosco-emiliano, costruisce una strada strategica tra Bononia (Bologna) ad Arretium (Arezzo)”.

Nasce la Flaminia Militare che non è una via per mercanti, ma una imponente strada (in buona parte selciata) costruita dalle legioni per le legioni: si crea un sistema infrastrutturale rigido: stazioni di sosta, selciati e presidi militari permanenti.

La montagna è ufficialmente “conquistata” e annessa allo Stato Romano.

Da questo momento, il crinale che da Bologna conduce alla Futa smette di essere una frontiera selvaggia e diventerà il cuore pulsante delle comunicazioni imperiali.

Cartina-strade-romane-centro-nord-180aC

I - II sec. d.C.

L'apogeo imperiale

La Flaminia Militare diventa una macchina perfetta.

Non passano più solo legioni, ma corrieri imperiali, funzionari e mercanti.

Lungo il percorso, in corrispondenza del valico e delle valli adiacenti, sorsero le mansiones (stazioni di sosta) e le mutationes (punti per il cambio dei cavalli).

La montagna è antropizzata: ci sono piccole fattorie, fornaci per i laterizi e un costante passaggio di persone che rende la Futa un luogo sicuro e frequentato.

Basolati conservati presso Poggio Castelluccio

III - IV sec. d.C.

L'inizio della decadenza

In questo periodo, il perfetto meccanismo infrastrutturale romano inizia a incepparsi sotto la pressione combinata di fattori militari e strutturali.

La stabilità della regione è scossa dalle prime grandi confederazioni germaniche, come gli Alamanni e i Iutungi, che riescono a forzare il Limes e a dilagare nella Pianura Padana. Le loro scorrerie non portano solo saccheggio, ma un clima di insicurezza che svuota le campagne e le stazioni di sosta lungo il crinale.

Il collasso del sistema idraulico: la crisi economica e lo spopolamento causato dalle guerre portano all’abbandono della manutenzione ordinaria, vitale per una strada di montagna. Senza manovalanza che pulisca le fossae (le fosse di scolo laterali) dai detriti e dal fogliame, l’acqua piovana smette di defluire.

L’acqua ristagnante penetra nelle fondamenta della carreggiata, trasformando il sottofondo in fango. Con l’alternanza di gelo e disgelo tipica dell’Appennino, il terreno si gonfia e scalza i pesanti basoli (le pietre del selciato).

Quella che era una via consolare solida e ampia si trasforma per lo più in un percorso sconnesso, punteggiato di crepacci e acquitrini, o laddove rimane integro, viene comunque ricoperto dal continuo sedimentare di fogliame e terriccio, segnando l’inizio del lento declino verso l’abbandono medievale.

Panoramica-degrado-basolati

VI sec. d.C.

Il ``Limes`` tra Bizantini e Longobardi

Questo è il momento più drammatico e oscuro per il valico.

Con la caduta dell’Impero d’Occidente, l’Appennino diventa una frontiera di guerra. A nord i Longobardi (insediati nella pianura padana), a sud i Bizantini (che difendono l’Esarcato di Ravenna e la strada per Roma).

Il valico della Futa diventa una zona di avamposti militari contrapposti.
Il commercio muore, lasciando spazio a una militarizzazione “povera” fatta di torri di legno e palizzate.

VIII - IX sec. d.C.

L'oblio

È in questo periodo che la via Flaminia Militare scompare definitivamente dalle mappe ufficiali.

Con la nascita del Sacro Romano Impero, le direttrici cambiano. Il baricentro degli scambi si sposta verso il Passo della Cisa (la futura Via Francigena), considerato più sicuro e agevole per i pellegrini che scendono dal Nord Europa verso Roma.

Il silenzio calò sulla Futa per quasi un millennio e quella che fu una strada consolare, ormai priva di manutenzione da secoli, venne inghiottita dal fango e dalla vegetazione e si trasformò in una mulattiera.

Nelle fonti medievali non si parlò più della strada di Flaminio, ma rimase nelle memorie degli abitanti della zona.

Come è stata scoperta?

Scopri come è stata scoperta questa strada dimenticata nelle fonti ma non nella memoria degli abitanti

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Tue ‒ Thu: 09am ‒ 07pm
Fri ‒ Mon: 09am ‒ 05pm

Adults: $25
Children & Students free

673 12 Constitution Lane Massillon
781-562-9355, 781-727-6090