Agostini e Santi gli scopritori della Flaminia Militare

La scoperta

Diario degli eventi

Alla ricerca della strada perduta

Due appassionati tenaci e di buon senso

Vista panoramica della dorsale appenninica a sinistra della valle del Savena culla della Flaminia Militare
La moneta romana trovata da Santi

1977

Dalla memoria popolare al primo indizio

Per generazioni, nelle borgate di San Benedetto Val di Sambro si tramandò il racconto di un’antica strada che, dalle pendici del Monte Bastione, proseguiva verso il passo della Futa e poi in direzione di Roma.

Sembrava una memoria difficile da verificare: in quei luoghi, coperti da boschi e da crinali isolati, non erano visibili tracce evidenti di una grande via antica. Eppure quella tradizione continuava a vivere nei racconti degli abitanti e in alcuni nomi del territorio, legati al mondo romano, come Monte Adone, Monte Venere e Monzuno, anticamente collegato a Mons Iunonis.

A interessarsi a questa memoria furono Cesare Agostini, avvocato bolognese legato per famiglia a Castel dell’Alpi, e Franco Santi, esperto lavoratore della pietra locale. Entrambi conoscevano quei racconti fin dall’infanzia.

Un giorno, Franco mostrò a Cesare una vecchia moneta rinvenuta in una cava di arenaria nei boschi del Monte Bastione. Le analisi la identificarono come una moneta romana repubblicana del III secolo a.C.

Quel ritrovamento non provava da solo l’esistenza della strada, ma apriva una possibilità concreta: se in quella zona erano state estratte pietre in epoca romana, forse la memoria popolare custodiva davvero il ricordo di un’antica via lastricata. Da quell’indizio prese forza la ricerca della strada perduta.

1977-1978

Gli studi storici, archeologici e orografici

Cesare Agostini e Franco Santi si dedicarono a studi storici, archeologici e orografici, spinti dal desiderio di svelare l’origine dell’antica via romana.

La principale fonte storica è Tito Livio, che racconta che nel 187 a.C. il Senato romano ordinò la costruzione di una strada strategica tra Bologna e Arezzo, fondamentale per il controllo dei territori appena conquistati.
Questa strada, fu poi abbandonata e dimenticata, sopravvivendo solo nella tradizione orale.
Nei secoli successivi, vari studiosi ipotizzarono diversi tracciati, ma senza trovare prove concrete. Dal 1977, Agostini e Santi iniziarono le loro ricerche, incoraggiati anche dal ritrovamento di una moneta antica.
Analizzando attentamente il territorio, individuarono il valico della Futa come il percorso più plausibile. Su questo crinale, infatti, passavano antiche vie etrusche e una mulattiera utilizzata fino al Novecento.

Nonostante la vegetazione avesse nascosto parte del sentiero, il tracciato era ancora visibile e sembrava seguire quello romano. Le loro ricerche si concentrarono proprio su questa dorsale, dove si intrecciavano geografia favorevole, tradizione locale e indizi archeologici.

Cartina geografica rappresentativa del territorio tra Bologna e Fiesole
Monte Poggione basolati romani

1979

I primi rinvenimenti a Monte Bastione

La straordinaria sensibilità di Franco Santi nel riconoscere i segni lasciati dalla natura fu decisiva per individuare le prime tracce del basolato romano a Monte Bastione.
Nonostante fossero dilettanti, Agostini e Santi riuscirono dove molti studiosi professionisti avevano fallito: il 25 agosto 1979, dopo anni di tentativi, scoprirono finalmente il bordo della strada, rivelando una carreggiata larga 238 centimetri, conforme agli standard romani.

L’emozione fu grande nel toccare quelle pietre arenarie, solide e compatte come le celebri vie repubblicane. Tuttavia, il ritrovamento avvenne senza autorizzazioni ufficiali, suscitando un senso di colpa e la necessità di coinvolgere subito l’Università di Bologna, che però, negò che si trattasse della strada di Caio Flaminio, sostenendo che quest’ultima avesse un altro tracciato, mai però confermato da reperti concreti.

La mancanza di prove convinse Agostini e Santi a proseguire le ricerche, portando alla luce negli anni ben 11 km di selciato.

I risultati ottenuti furono infine riconosciuti e apprezzati da illustri docenti di Storia romana e Archeologia.

1980 – 1988

I rinvenimenti successivi

Dopo la prima scoperta al Monte Bastione, oltre dieci anni di ricerche appassionate hanno permesso di riportare alla luce circa 8 km dell’antica strada romana fino al Passo della Futa.

Tra scavi manuali, ricognizioni nei boschi e tratti di basolato riaffiorati dal terreno, sono emersi importanti resti della via consolare alle pendici del Monte Poggiaccio e di Poggio Castelluccio, dove in alcuni punti si conservano ancora intatti i bordi originali della strada romana.

I ritrovamenti hanno confermato continuità di tracciato, tecnica costruttiva e larghezza della carreggiata, rafforzando l’ipotesi di un’importante direttrice transappenninica romana.

Molto affascinante è stata anche la scoperta, a Poggio Castelluccio, di tre antichi castellieri liguri posti in posizione strategica e visibili tra loro, probabilmente parte di un sistema difensivo e di controllo dei valichi appenninici.

I reperti ceramici rinvenuti a Poggio Castelluccio, databili tra l’VIII e il IV secolo a.C., testimoniano una frequentazione di queste montagne già in epoca protostorica, restituendo un quadro storico di straordinario valore.

Santi e Agostini in ricognizione a Poggio Castelluccio
Gli scavi archeologici nella Valle degli Ossi

1989

Le fornaci di calce a Piana degli Ossi

Nel fitto dei boschi esisteva una località chiamata da tutti Piana degli Ossi, per la presenza di piccoli sassolini chiari e levigati somiglianti a resti di ossa.

Nella speranza di trovare una necropoli romana, Franco e Cesare nel luglio del 1989 cominciarono ad effettuare alcuni saggi in questa radura nel bosco e con loro grande sorpresa non trovarono resti di sepolture ma un vasto impianto di fornaci per la produzione della calce.

Gli scavi, condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana su loro precisa indicazione, hanno riportato alla luce una delle strutture meglio conservate, con evidenti tracce della combustione e grandi quantità di calce viva sul fondo delle fornaci.

Il complesso testimonia un’attività produttiva di notevole importanza, sviluppata in prossimità del percorso della strada antica.

1990 – 1994

Le ricerche oltre il Passo della Futa

Per avere la certezza che i rinvenimenti della strada fossero resti sopravvissuti della transappenninica costruita dal console Caio Flaminio, era importante verificare che lo stesso basolato, con le stesse caratteristiche costruttive, proseguisse oltre il Passo della Futa, verso il Mugello.

Con l’aiuto di alcuni amici di Bruscoli, nel febbraio 1994 sono venuti alla luce i primi tratti di basolato 3 km a Sud della Futa, in località Monte Poggione, sepolti sotto ben 80-120 cm di terreno.

Sono serviti alcuni anni di scavo per fare riemergere dal terreno dei tratti di strada perfettamente conservati, la cui presenza confermava definitivamente il tracciato verso Fiesole.

L’imponenza dell’opera e la sua perfetta rettilinearità confermavano inoltre l’importanza del basolato, le pietre in arenaria grigia rispondevano esattamente a tutte le caratteristiche delle strade ufficiali romane.

Basolati della Flaminia Militare a Monte Poggione
Scavi del ponte romane in localita Colombaiotto
Disegno che ricostruisce il ponte romano del Colombaiotto

Aprile 1994

Il ponte di Colombaiotto a Bilancino sul fiume Sieve

Dopo i ritrovamenti della strada romana a Monte Poggione, le ricerche proseguirono verso il Mugello seguendo il crinale appenninico, ma il tracciato antico sembrava scomparire sotto l’attuale strada della Futa, rendendo impossibili nuovi scavi.

Nonostante le difficoltà, rimaneva forte la convinzione che la via romana proseguisse fino al fiume Fiume Sieve, anche se per anni non emerse alcuna prova concreta, né sul terreno né nelle fonti storiche.

La svolta arrivò nell’aprile del 1994 durante i lavori per la costruzione dell’invaso del Lago di Bilancino. Presso il podere Colombaiotto vennero infatti scoperti, a oltre cinque metri di profondità, i resti di un grande ponte romano lungo circa cento metri, con sei pile ancora conservate.

La posizione e l’orientamento della struttura coincidevano perfettamente con il percorso ipotizzato della strada romana e con i precedenti ritrovamenti del lastricato a Monte di Fo, confermando in modo straordinario l’antico collegamento tra Bologna e Fiesole.

Per chi aveva dedicato oltre quindici anni alla ricerca sul campo tra boschi e crinali appenninici, quel ponte rappresentò il tassello decisivo di una lunga indagine archeologica.

Oggi i suoi resti giacciono nuovamente nascosti sotto le acque del Lago di Bilancino, tornati al silenzio dopo la loro breve e sorprendente riapparizione.

Anni '90: la Via degli Dei

Il percorso della Via degli Dei è nato dall’idea, di alcuni appassionati all’inizio degli anni ’90, di individuare un percorso per andare da Bologna a Firenze a piedi su sentieri lontani dall’esistente viabilità moderna. Per questi motivi, il percorso della Via degli Dei ricalca in parte quello della Flaminia Militare.

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Tue ‒ Thu: 09am ‒ 07pm
Fri ‒ Mon: 09am ‒ 05pm

Adults: $25
Children & Students free

673 12 Constitution Lane Massillon
781-562-9355, 781-727-6090